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venerdì 5 ottobre 2012

7.



L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!

Kazujo Sejima

La piccola Kazujo amava il tè ma ancor di più apprezzava il rituale che lo accompagna...il vapore della teiera fumante, gli aromi fruttati che riempiono la stanza, i piccoli sorsetti e le parole sussurrate; le mancava solo qualche amico con cui assaporare i minuti più dolci delle sue giornate. 
Un giorno il nonno vedendola triste e malinconica, fece una piccola magia. Spense tutte le luci e in quell'atmosfera impalpabile le sue mani così grandi e forti fecero apparire e scomparire tanti animaletti: cani, coniglietti saltellanti e colombe...le sembrava di volare! 
Rimasta sola, provò di nuovo quel giochino ma con lei la stanza si animava di cani senza orecchie, conigli sgangherati e colombe con un'ala ferita. Dopo aver provato e riprovato quando stava per perdere ogni speranza, vide poggiata ad un fiore una farfalla dal battito di ali così veloce da riuscir in realtà a scorgere solo la sua ombra...poi ne vide un'altra e un'altra ancora. Le leggere pareti di carta sembravano un bosco incantato. Ogni sera, quando la mamma tornava a casa le raccontava di quelle avventure, dei posti che abitava e delle corse a perdifiato inseguendo quelle eleganti creature. 
Crescendo non dimenticò l'incanto di quei giorni anzi promise a se stessa che in ogni paese avrebbe ricreato quella stanza magica abitata da farfalle...se non ci credete fatevi un giro di notte e cercatela!


Questa è l'ultima storia di "inizi di un Archistar" pubblicata sul blog, non disperate presto arriveranno delle belle novità!

giovedì 20 settembre 2012

6.

L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!

N. Foster + J. Nouvel



Norman e Jean erano amici per la pelle, di quelli che restano interi pomeriggi a studiare, giocare e leggere senza mai stancarsi e che vivevano il momento di tornare a casa come un'insopportabile separazione. Entrambi volevano molto bene ai loro genitori, anche se questi ultimi non potevano capire la loro missione segreta: conquistare una stella! Ebbene sì, quale bambino non era stato affascinato da quei lunghi viaggi nello spazio alla conquista della luna o di Marte?!...a loro bastava però raggiungere la piccola stella che ogni sera brillava prima delle altre alla finestra di Jean. Alle 19 puntuali, infatti, afferravano le piccole astronavi di cartone personalizzate e provavano diverse rotte prima di decidere quella da seguire. In certi momenti sembrava di averla ad un palmo dal naso tanto sembrava facile toccarla, mentre in altri il viaggio sembrava così lungo a causa delle piogge invernali.
Con il passare degli anni quelle due navicelle apparivano sempre più piccole ai loro occhi tanto da non riuscire a starci dentro ma non si sarebbero mai arresi. Poi Norman lasciò la sua vecchia casa per trasferirsi in Inghilterra e nessuno più parlò di quell'ambizioso progetto.

Adesso molti di voi potrebbero non credere a ciò che sto per dire, eppure quelle torri a Londra e Barcellona costruite dai due amici, che tutti credono edifici per uffici, sono in realtà due navicelle spaziali parcheggiate in centro città e pronte a prendere il volo non appena ritroveranno la vecchia mappa che li avrebbe condotti diritti diritti al loro sogno!



Con il fresco sono tornate le storie dei bambini archistrar, spero possano regalarvi un sorriso.
notte.

giovedì 5 luglio 2012

5.


L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!

Frank O. Gehry


Il giovane Gehry era un grandissimo appassionato di origami. Le sue pazienti mani sapevano riprodurre ogni tipo di animale, fiore e scatolina con la carta...però c'era un problema, abitava in un posto dove il vento spirava da ogni direzione a qualunque ora del giorno; se qualcuno entrava da una porta sbatteva qualche finestra e bastava il più piccolo spiffero che le sue opere  volavano su e giù per la stanza, urtando ovunque, tanto da essere irriconoscibili. Per questa ragione teneva le preziose creazioni chiuse dentro un piccolo cassetto e così nessuno poteva ammirarle.
Questa sua lotta contro il vento lo stancava e rattristava tanto...e poi che gusto c'era a passare ore piegando carte delicatissime se bastava una folata di vento per stropicciare tutto?! Si era arreso e pensava già a quale nuova passione avrebbe potuto sostituire il suo amore per gli origami...ma nulla sembrava andar bene. 
Un giorno qualcosa cambiò...quelle palle accartocciate sulla scrivania sembrarono avere una bellezza insolita...immaginò che fossero ciò che il vento vedeva soffiando in mondi lontani, forse erano le case degli extraterrestri?! o la forma delle stelle?! o semplicemente le onde del mare...in ogni caso ne rimase folgorato!
Decise che abbandonare la sola cosa che riempiva il suo cuore era ingiusto, poteva invece scolpire, in qualcosa di più duraturo della sottile carta, le avventure narrate dal vento così aggrovigliate e contorte come i tanti punti di vista della rosa dei venti.


vi auguro una notte piena di sorrisi

mercoledì 20 giugno 2012

4.

L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!


Zaha Hadid


Da bambina amava la campagna di notte perché in quel buio tutto era possibile, ogni rumore le faceva palpitare il cuore e poi lì riusciva a vedere le lucciole. Restava incantata ad osservare la loro danza luminosa e in ogni scia disegnata, immaginava persone a lei care o giocattoli e sognava di afferrarli...un po' come si fa con le nuvole!
Ballava liberamente sulle dolci note trasmesse dalla natura e queste, spaventate ed eccitate dalla sua presenza, eseguivano mille piroette scintillanti che le illuminavano il viso sorridente. 
L'avanzata delle luci della città le ha divorate facendole quasi scomparire completamente, e Zaha che senza la loro compagnia non sente più la musica, ha deciso di voler fermare quel volo impalpabile in tutti gli edifici che la circondano. La particolare forma aggrovigliata e l'accendersi e spegnersi delle luci, sembreranno da lontano delle grandissime lucciole svolazzanti e la città sarà viva proprio come quelle notti d'infanzia. Davanti a quel ricordo materializzato ricomincerà a danzare. 


p.s. mi rendo conto che ho fatto un enorme salto temporale rispetto a Wright, ma avevo voglia di raccontare la storia di una donna archistar...e mi rode ammetterlo ma non ce ne sono moltissime. Zaha Hadid è la prima ad aver ricevuto il premio nobel per l'architettura, ossia il Pritzker, nel 2004 (il premio esiste dal 1979)....un omaggio era doveroso!!!

mercoledì 6 giugno 2012

3.

L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!

Frank Lloyd Wright


Ogni bambino suo coetaneo aveva una casa sull'albero ma lui aveva deciso di non voler fare come gli altri e si era costruito una casetta tutta spigolosa su un piccolo ruscello, che ai suoi occhi sembrava una cascata.  Passava interi pomeriggi in compagnia del fruscio dell'acqua e del tintinnio di uno scacciapensieri fatto da tante conchiglie rosa pallido. Quella che preferiva più di tutte era grande, dalla forma insolita e accostandola all'orecchio poteva sentire il mare, già il mare...che il piccolo Frank aveva visto una sola volta.

Quando fu costretto ad abbandonare la sua casetta per trasferirsi in una nuova città, anch'essa molto lontana dall'oceano, portò con se la preziosa conchiglia.

Qui si accorse che non solo lui aveva nostalgia del mare e che molti bambini non avevano nemmeno la sua fortuna...ascoltare la sua voce dalle profondità di una conchiglia. Allora si disse: "Da grande ne costruirò una enorme, tutta bianca, incastonata al centro della città...per me e per tutte le persone che solo nel rassicurante suono delle onde e nell'abbraccio dell'orizzonte riescono a sentirsi a casa e a sorridere!"


Aggiorno il post inserendo questo disegno-schizzo originale di F. L. Wright (trovato questa mattina in uno dei miei viaggi per il web)...





è proprio rosa-conchiglia, forse le mie storielle non sono poi tanto lontane dalla realtà!!!
1 sorriso

mercoledì 23 maggio 2012

2.



L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle opere dei grandi architetti di ieri-oggi e domani, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!

Le Corbusier

Charles-Edouard Jeanneret-Gris aveva tanti nomi ma un solo sogno: sapere cosa reggessero le nuvole. Ci pensava di continuo e spesso restava l'intero giorno con il naso per aria pur di vedere qualcosa che potesse rivelargli questo mistero. Una mattina all'alba, stanco di esser preso in giro dai suoi colleghi architetti, urbanisti, pittori e designer, decise di incollare degli stecchini per spiedini sotto le scarpe e salire su tutte le sedie che lui stesso aveva costruito, pur di raggiungere le nuvole. Sarà stata la grande determinazione o chissà quale strana combinazione di astri, quella volta riuscì a toccare il cielo e vedere che quei leggeri batuffoli bianchi in realtà nascondevano delle graziose casette dai tetti colorati e fioriti. Incredulo, spaesato e apparentemente delirante, Le Corbusier voleva capirci di più su quella stramba usanza e così bussò ad una porta...Un omino gli disse che sulle nuvole l'erba non ce la faceva proprio a crescere; ogni semino piantato finiva per perdersi in qualche posto lontano ma gli abitanti continuavano ancora a provarci ed era per vedere dove andassero a finire che le case avevano lunghe finestre su tutti e quattro i lati. Ascoltava e disegnava ma non riusciva quasi a crederci...eppure era tutto sotto i suoi occhi! 
Tornato sulla terra decise immediatamente di progettare delle case tutte nuove che avrebbero avuto:
1- gli stecchini anche loro (che altri poi chiamarono pilotis), per ricordarsi di quanto vicino fosse il cielo; 2- tante finestre per far entrare la luce e perdersi ammirando le stelle; 3- il giardino sul tetto, per raccogliere quei semini caduti dalle nuvole e custodire per sempre un segreto.

mercoledì 9 maggio 2012

1.









Oggi inizio una raccolta (spero!) di schizzi, disegni o collage dedicati ai grandi architetti di ieri-oggi e domani. L'idea è di inventare delle nuove storie ispirate dalle e alle loro opere, per condividere con voi un'altra passione...con un pizzico di ironia!


A. Gaudì

Troppo eccentrico per la Barcellona dell'epoca preferiva passare il suo tempo libero in una minuscola stanza sotterranea richiusa da una botola bucherellata a creare simpatici giochi di luce. Indossando un cappello speciale,  che suo padre gli aveva portato da un posto lontano, stava ore ed ore a fantasticare di poter diventare un poeta o un pirata in compagnia della sua lucertola Berta e delle marionette da dito: milà1, milà2 e milà3 (che fantasia!!!).
Il nascondiglio rimase a lungo segreto finché un giorno la zia che abitava con lui, spaventata da un forte rumore, lo sorprese...Infatti, il giovane maldestro portando con sé un fiore che gli ricordasse i bei colori della primavera, fece cadere il vaso bianco che lo conteneva...Gaudì triste per aver perso l'amato rifugio fu subito rapito dai brillanti colori con cui era stato smaltato l'interno dei cocci frantumati.  La colorata scoperta lo rallegrò così tanto che da quel momento decise che l'intera città sarebbe diventata il suo posto speciale, bastava solo riempirla di coriandoli!

Foto gentilmente concessa dalla zia che troppo divertita dal modo stravagante in cui il nipote si era conciato volle immortalare la scena.




p.s. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente non casuale...1 sorriso modernista!